IL DIALETTO Minimize

Il dialetto salentino viene parlato non solo in tutta la provincia di Lecce ma anche nella parte meridionale di quella brindisina e in quella orientale della provincia di Taranto.

Le prime tracce del dialetto sono ravvisabili intorno all’XI secolo. Si tratta di una parlata romanza che risente di tutte le dominazioni che la regione ha conosciuto e subito nel corso dei secoli: dai greci ai romani, dai normanni ai longobardi, dai francesi agli spagnoli. Tuttavia il dialetto ha costituito, durante il Medioevo, una sorta di opposizione alla penetrazione linguistica delle lingue elleniche spinte dai bizantini. Successivamente proprio le lingue parlate dai dominatori francesi e spagnoli hanno lasciato il maggior numero di tracce, d’altronde come anche in tutta l’Italia, influenzando l’attuale struttura morfologica e semantica del dialetto.

Le somiglianza maggiori della lingua salentina sono ravvisabili, anche dal punto di vista sintattico,  con il calabrese ed il siciliano parlato nella parte orientale dell’isola piuttosto che con parlate geograficamente più vicine, come per esempio il dialetto barese, con il quale restano notevoli differenze.

Tuttavia non bisogna pensare a caratteristiche univoche e ben definite del dialetto salentino. Infatti le diverse zone del Salento presentano diverse caratteristiche nella loro parlata. E per questo che nel corso degli ultimi decenni si parla di “brindisino, leccese, gallipolino” quest’ultimo per indicare la parlata della costa jonica delimitata a nord dalla provincia di Brindisi, da Manduria in poi per creare un limite geografico fino alla punta salentina che vede l’incrocio del Mare Adriatico e di quello Jonico.

Il dialetto salentino viene parlato non solo in tutta la provincia di Lecce ma anche nella parte meridionale di quella brindisina e in quella orientale della provincia di Taranto.

Le prime tracce del dialetto sono ravvisabili intorno all’XI secolo. Si tratta di una parlata romanza che risente di tutte le dominazioni che la regione ha conosciuto e subito nel corso dei secoli: dai greci ai romani, dai normanni ai longobardi, dai francesi agli spagnoli. Tuttavia il dialetto ha costituito, durante il Medioevo, una sorta di opposizione alla penetrazione linguistica delle lingue elleniche spinte dai bizantini. Successivamente proprio le lingue parlate dai dominatori francesi e spagnoli hanno lasciato il maggior numero di tracce, d’altronde come anche in tutta l’Italia, influenzando l’attuale struttura morfologica e semantica del dialetto.

Le somiglianza maggiori della lingua salentina sono ravvisabili, anche dal punto di vista sintattico,  con il calabrese ed il siciliano parlato nella parte orientale dell’isola piuttosto che con parlate geograficamente più vicine, come per esempio il dialetto barese, con il quale restano notevoli differenze.

Tuttavia non bisogna pensare a caratteristiche univoche e ben definite del dialetto salentino. Infatti le diverse zone del Salento presentano diverse caratteristiche nella loro parlata. E per questo che nel corso degli ultimi decenni si parla di “brindisino, leccese, gallipolino” quest’ultimo per indicare la parlata della costa jonica delimitata a nord dalla provincia di Brindisi, da Manduria in poi per creare un limite geografico fino alla punta salentina che vede l’incrocio del Mare Adriatico e di quello Jonico.


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